Indipendente(mente)

Ok, eccoci qui.
Questo è il nostro inizio.
Questo è il nostro spazio.
Questa è la nostra piccola libertà.
Un saluto a tutti. Grazie per aver trovato qualche minuto del vostro tempo per. . .fare qualcosa di diverso. Per partecipare, per sostenerci.
In questi tempi un pò balenghi troviamo di fondamentale importanza avere uno spazio totalmente libero per comunicare fra giovani, per esprimere pareri e idee, per imparare a confrontarsi nel rispetto reciproco e sviluppare quello spirito critico e quello sguardo attento che troppo spesso vengono a mancare in chi dovrebbe educarci alla vita. Dimostriamo di sapere cosa vogliamo, senza una direzione precisa (no, non è necessaria) ma con la voglia di fare un pò di strada insieme.
Se il mondo non ci da abbastanza spazio noi ce lo prendiamo. E quale mezzo migliore se non la scrittura, lo sfogo delle parole, l'uscita diretta dei nostri pensieri.
Ma niente retorica e poeteggiamenti, passiamo ai fatti.
Chiunque voglia pubblicare un post (intervista, poesia, testo di prosa, recensione ecc...) non esiti!
Basta inviarlo all'indirizzo e-mail: redazione.indipendentemente@gmail.com
e noi lo pubblicheremo entro breve, non per operare censura o revisioni quanto per una questione di sicurezza.
Se qualcuno fosse interessato a far parte della Redazione non esiti a scriverci; l'impegno richiesto (anche in quantità di ore) è minimo, basta avere tanta voglia di fare e tanto entusiasmo!
I commenti sono liberi e, salvo in caso di violazioni ben precise del codice di comportamento del blog, non verranno mai cancellati senza un valido motivo.
Questo spazio è un continuo work-in-progress, non lamentatevi se qualcosa non va, dateci una mano a migliorarlo ;-)
Le più grandi rivoluzioni culturali sono partite da questo: persone che sentivano il bisogno di parlare, di commentare la variegata realtà del mondo circostante, di essere protagonisti di qualcosa.
Siamo a una svolta. Siamo un'alternativa affermativa.
No, non siamo così profondamente megalomani da credere che un blog cambi il mondo, ma non sta forse nella forza della scintilla la grandezza del cambiamento?
Un saluto a tutti, seguiteci e partecipate attivamente!
La Direzione (o Redazione? o Concibolo di matti? o Regime totalitario? . . .oh insomma, Tutti noi!)

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mercoledì 23 marzo 2011

Piero Gobetti. Pochi sanno, e allora informiamo :)

La nostra scuola porta il nome di Piero Gobetti, e questo lo sanno tutti.
Ma qualcuno si è mai posto a domanda di chi era quest'uomo? E se l'avete fatto vi siete informati?
Qualcuno magari si, ma altri no, e quindi è bene render nota la sua storia. So che è lungo da leggere, ma ne vale la pena: l'informazione rende libero l'uomo.

Gobetti nasce a Torino il 19 giugno del 1901 da Giovanni Battista e Angela Canuto e fu giornalista,politico e antifascista italiano.
I genitori avevano aperto a Torino una drogheria nella centrale via XX Settembre e la loro attivita e la forza che essi mettevano nel lavoro che svolgevano furono di grande ispirazione per il giovane Gobetti.
Nel 1916 ebbe per professore d'italiano Umberto Cosmo (critico letterario che studiò profondamente Dante e le sue opere. Antifascista, fu inviato al confino e privato dell'insegnamento.) e per insegnante di filosofia Balbino Giuliano (politico e storico italiano laureato in lettere e filosofia) che collabora alla rivista «L'Unità» di Gaetano Salvemini. Questi gli ispira quei sentimenti di patriottismo e di interventismo democratico che sono propri del Salvemini e spingono Gobetti ad anticipare di un anno l'esame di maturità, superato nell'estate del 1918, allo scopo di poter andare, libero da impegni, volontario alla guerra.
La guerra è ormai vinta quando Piero, in ottobre, s'iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza per seguirvi alcuni corsi di suo interesse: letteratura, arte, filosofia.
il 1º novembre 1918 esce il primo numero del quindicinale «Energie Nove», nel quale scrive di voler «portare una fresca onda di spiritualità nella gretta cultura di oggi [...] non c'è mai momento inopportuno per lavorare seriamente». Ispirata alle idee liberali di Einaudi, è vicina all'Unità di Salvemini, del quale riporta, nel secondo numero, l'aspra critica alla classe dirigente della politica italiana.
In aprile Gobetti sospende la pubblicazione della rivista per poter partecipare, a Firenze, al I Congresso degli Unitari, i sostenitori della rivista di Salvemini, della quale egli è fondatore e rappresentante del Gruppo torinese e potè così conoscere di persona l'intellettuale pugliese con grande entusiasmo.
Salvemini in quest'occasione fu talmente colpito da Gobetti che gli offrì la direzione de L'Unità, una proposta che il giovane torinese lascia cadere: non si sente pronto per tanto impegno.
Il 5 maggio riprese la pubblicazione di Energine Nove.
Ora in Gobetti vi è il segno di un'inquietudine nuova provocatagli dall'esperienza della Rivoluzione russa e dallo sviluppo del movimento operaio, molto attivo a Torino. Pubblica due numeri unici sul socialismo, conosce personalmente Gramsci, stimandolo e venendone apprezzato, del quale pubblica un articolo, studia il russo con la fidanzata Ada e in settembre scrive, criticando la politica sviluppata da d'Annunzio in forma di retorica, che «la politica oggi deve essere realizzata come forma di educazione. La simpatia che io provo per Trotzchi [sic] e Lenin sta nel fatto che essi in un certo modo sono riusciti a realizzare questo valore»
Il 12 febbraio 1920 la rivista Energie Nove cessa le pubblicazioni perchè, spiega Gobetti, sentiva bisogno di maggiore raccoglimento e pensava ad una elaborazione politica assolutamente nuova, le cui linee gli appartenessero di fatto nel settembre al tempo dell'occupazione delle fabbriche. In giugno si consuma anche il distacco con la Lega democratica degli amici di Salvemini.
 Gobetti seguì molto le rivoluzioni e gli sforzi degli operai quando ai primi di settembre le fabbriche della FIAT vennero occupate dalla classe operaia perchè a parer suo, questi lavoratori realmente costruivano un mondo nuovo.
Prese successivamente distanza dall'azione politica di Salvemini rimproverandogli di intendere l'azione politica soltanto come una questione di morale e di educazione: il suo «moralismo solenne, mentre costituisce il suo più intimo fascino, appare il segreto delle sue debolezze [...] La sua concezione razionalista si risolve in un'azione di illuminismo e di propagandismo, che può riuscire utile a una società di cultura, non a un partito».
Il suo avvicinamento alle posizioni dei giovani comunisti dell' Ordine Nuovo ha anche il concreto effetto di una collaborazione e dal gennaio del 1921 Gobetti diventa il critico teatrale della rivista. In luglio, a Torino, deve assolvere gli obblighi di leva.
Il 12 febbraio 1922 esce il primo numero della sua nuova rivista settimanale, La Rivoluzione Liberale: l'obiettivo, come indicato nell' Avviso ai lettori, è pur sempre quello di Energie Nove, ossia di formare una classe politica nuova ma, ora si aggiunge, che sia cosciente «delle esigenze sociali nascenti dalla partecipazione del popolo alla vita dello Stato». E poiché l' Unità di Salvemini ha cessato le pubblicazioni nel dicembre scorso, La Rivoluzione Liberale intende proseguire quegli «sforzi di riorganizzazione morale che nell' Unità si avvertirono». E nel Manifesto inaugurale espone il programma della rivista: «La Rivoluzione Liberale pone come base storica di giudizio una visione integrale e rigorosa del nostro Risorgimento; contro l'astrattismo dei demagoghi e dei falsi realisti esamina i problemi presenti nella loro genesi e nelle loro relazioni con gli elementi tradizionali della vita italiana; e inverando le formule empirico-tradizionaliste del liberismo classico all'inglese, afferma una coscienza moderna dello Stato».
Ada Prospero.
Favorito dall'inerzia e dalla complicità dei dirigenti «liberali» e della Casa reale, il fascismo procede alla conquista del potere e Gobetti non s'illude che con esso si possa venire a compromessi e lo si possa acquistare alla causa «democratica». Il 23 novembre scrive L'elogio della ghigliottina: bisogna sperare «che i tiranni siano tiranni, che la reazione sia reazione, che ci sia chi abbia il coraggio di levare la ghigliottina, che si mantengano le posizioni fino in fondo [...] Chiediamo le frustate, perché qualcuno si svegli, chiediamo il boia, perché si possa veder chiaro».
L'11 gennaio 1923 sposa Ada Prospero: vanno ad abitare nella sua casa natale di via XX Settembre 60, che diviene anche la sede della casa editrice che egli fonda, col suo nome, in aprile: la «Piero Gobetti Editore» pubblicherà, nei due anni della sua esistenza, 84 titoli.
Il 6 febbraio è arrestato perché sospetto di «appartenenza a gruppi sovversivi che complottano contro lo Stato»: rilasciato cinque giorni dopo, subisce un nuovo arresto il 29 maggio.
Nel maggio del 1924 Gobetti va a Parigi e poi a Palermo per incontrare alcuni amici conosciuti durante il recente viaggio di nozze. I suoi spostamenti sono seguiti dalla polizia italiana e il 1º giugno Mussolini telegrafa al prefetto di Torino Agostino d'Adamo: «Mi si riferisce che noto Gobetti sia stato recentemente a Parigi e che oggi sia in Sicilia. Prego informarmi e vigilare per rendere nuovamente difficile vita questo insulso oppositore di governo e fascismo». Il prefetto obbedisce e il 9 giugno Gobetti viene percosso, la sua abitazione perquisita e le sue carte sequestrate. Come scrive a Emilio Lussu, la polizia sospetta che egli intrattenga rapporti in Italia e all'estero per organizzare le forze antifasciste.
Il 23 dicembre 1924 Gobetti fonda una nuova rivista, Il Baretti, alla quale collaborano, tra gli altri, Augusto Monti, Natalino Sapegno, Benedetto Croce e Eugenio Montale, del quale Gobetti pubblica anche la raccolta di poesie Ossi di seppia tramite la casa «Piero Gobetti editore» (cosa che io ritengo molto bella).
Gobetti, che ora soffre anche di scompensi cardiaci, provocati o aggravati dalle violenze subite, pensa di lasciare l'Italia per proseguire in Francia l'attività editoriale. Il 28 dicembre nasce il figlio Paolo e il 6 febbraio 1926 Gobetti parte da solo per Parigi.
L'11 febbraio si ammala di una bronchite che aggrava i suoi problemi cardiaci: trasportato il giorno 13 in una clinica di Neuilly-sur-Seine, vi muore alla mezzanotte del 15 febbraio 1926. È sepolto nel cimitero parigino del Père Lachaise.




Mi sono aiutata con ilcaro Wikipedia ;)

;SignorinaPrimavolta

1 commento:

  1. Un pò lungo da leggere, xò molto interessante.

    Ciao.
    Andre.

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