Indipendente(mente)

Ok, eccoci qui.
Questo è il nostro inizio.
Questo è il nostro spazio.
Questa è la nostra piccola libertà.
Un saluto a tutti. Grazie per aver trovato qualche minuto del vostro tempo per. . .fare qualcosa di diverso. Per partecipare, per sostenerci.
In questi tempi un pò balenghi troviamo di fondamentale importanza avere uno spazio totalmente libero per comunicare fra giovani, per esprimere pareri e idee, per imparare a confrontarsi nel rispetto reciproco e sviluppare quello spirito critico e quello sguardo attento che troppo spesso vengono a mancare in chi dovrebbe educarci alla vita. Dimostriamo di sapere cosa vogliamo, senza una direzione precisa (no, non è necessaria) ma con la voglia di fare un pò di strada insieme.
Se il mondo non ci da abbastanza spazio noi ce lo prendiamo. E quale mezzo migliore se non la scrittura, lo sfogo delle parole, l'uscita diretta dei nostri pensieri.
Ma niente retorica e poeteggiamenti, passiamo ai fatti.
Chiunque voglia pubblicare un post (intervista, poesia, testo di prosa, recensione ecc...) non esiti!
Basta inviarlo all'indirizzo e-mail: redazione.indipendentemente@gmail.com
e noi lo pubblicheremo entro breve, non per operare censura o revisioni quanto per una questione di sicurezza.
Se qualcuno fosse interessato a far parte della Redazione non esiti a scriverci; l'impegno richiesto (anche in quantità di ore) è minimo, basta avere tanta voglia di fare e tanto entusiasmo!
I commenti sono liberi e, salvo in caso di violazioni ben precise del codice di comportamento del blog, non verranno mai cancellati senza un valido motivo.
Questo spazio è un continuo work-in-progress, non lamentatevi se qualcosa non va, dateci una mano a migliorarlo ;-)
Le più grandi rivoluzioni culturali sono partite da questo: persone che sentivano il bisogno di parlare, di commentare la variegata realtà del mondo circostante, di essere protagonisti di qualcosa.
Siamo a una svolta. Siamo un'alternativa affermativa.
No, non siamo così profondamente megalomani da credere che un blog cambi il mondo, ma non sta forse nella forza della scintilla la grandezza del cambiamento?
Un saluto a tutti, seguiteci e partecipate attivamente!
La Direzione (o Redazione? o Concibolo di matti? o Regime totalitario? . . .oh insomma, Tutti noi!)

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giovedì 3 marzo 2011

Sudan


Camminano in fila  i detenuti di Juba, carcere malridotto della neo-capitale del Sud del Sudan, di un paese che, dopo secoli e secoli di sangue, ha finalmente potuto assaggiare l'ancora troppo amaro sapore dell'indipendenza. Il caldo vento africano alza un fastidioso velo di sabbia rossa , accarezza le miriadi di cicatrici che gli oltre vent'anni di guerra civile ( 1983-2005) hanno inciso empiamente sulle loro pelli. Tornano nelle loro celle, questi i condannati a morte, dopo aver votato per una libertà di cui molti, probabilmente,  non potranno mai godere. E' il 9 gennaio del 2011, giorno storico per la storia di questo paese, giorno in cui  più di 3 milioni di persone voteranno per  l'indipendenza da Karthorum ( ovvero la capitale) e dal governo unitario del Sudan Settentrionale Islamico con un referendum, già previsto nel 2005, quando il cosiddetto Cpa ( trattato di pace globale) pose fine agli scontri fra il Nord e il Sud del paese e propose, per il luglio 2009,  delle nuove elezioni politiche accolte dallo stesso presidente Al-Bashir ( ancora oggi in carica
al Nord)  : << le prossime elezioni saranno libere e trasparenti>> ha detto il Capo di Stato, di fronte al Parlamento Sudanese:<< non ho alcuna intenzione di posporre le elezioni oltre il tempo stabilito>>. E nonostante le elezioni presidenziali si siano tenute ben dieci mesi dopo tale affermazione ( aprile 2010),  nonostante buona parte degli studiosi abbia ancora molti dubbi sull'efficacia di tale secessione e nonostante ancora oggi carestie e malattie affliggano buona parte della popolazione, il referendum c'è stato, e il Sudan Meridionale oggi è un paese libero.  Tuttavia, il carcere di Joba brulica ancora d'ingiustizie, con un migliaio di uomini, donne, e addirittura bambini ammassati indegnamente in una struttura capace di ospitarne al massimo 600. La fine della guerra non ha certo posto fine al malessere generale, ai furti di bestiame ed ai conseguenti omicidi, agli stupri incondizionati e alle fumate d'oppio per fuggire da una realtà troppo crudele. Ha solo portato ad un minimo risultato, un piccolo passo insicuro di cui non si conoscono ancora gli effettivi risvolti, e la cui unica certezza è una percentuale del 98% di maggioranza per il "sì" alla scissione, con  un conseguente esodo di più di 800.000 rifugiati desiderosi di tornare al loro Sud, ora più sicuro, forse più egualitario, sicuramente un raro embrione di speranza in una delle nazioni più problematiche dal punto di vista della sovranità popolare; una strada ancora lunga che, di un terreno così sterile, dovrà fare una vasta di distesa di benessere civile, con infrastrutture, istituzioni, scuole e nuovi piani economici. Nuove questioni quindi, capaci di  donare ancora una possibilità ai detenuti di Joba, che di lì a poco potranno addirittura disporre di un laboratorio dove imparare un lavoro e costruire una nuova  vita fatta di emancipazione ed uguaglianza. Adesso il Sudan del Sud, perseguitato fin dal tardo 800, ha la facoltà di eliminare e dimenticare secoli e secoli di soprusi e di schiavismo ingiusto, di risorgere dalle ceneri di un secolo ormai morto, di portare alla luce quel nuovo mondo che chiunque desideri il bene comune anela a realizzare. Perché nonostante non sia ancora tutto apposto, adesso buona parte di questi esseri umani può finalmente tornare a sorridere. Perché è VERAMENTE importante che tutte queste persone continuino ad alzare lo sguardo al cielo nella speranza di giorni migliori, nella consapevolezza di stare realizzando un grande risultato che tutto quanto il mondo già libero dovrebbe tenre da conto. Perché  noi Europei, cariatidi viziate, abituate ad ingrassare, possiamo rapportarci con realtà VERE, possiamo divenire capaci comprendere finalmente cosa significhi lottare per la libertà, per i diritti umani e per la vita. Perché noi uomini civilizzati, sovrani di noi stessi, possiamo capire una volta per tutte quale sia il vero significato dell'abusatissimo termine COMBATTERE,e quali siano le differenze  fra la nostra possibilità di marciare per le strade ed esprimerci, e la loro paura costante di essere fucilati soltanto per sospettata opposizione. Dobbiamo fare in modo che queste storie tristi ci permettano di divenre adulti più forti e consapevoli di ciò che sta accadendo e che potrà accadere, dei modi sbagliati e dei modi giusti di  fare le cose. Perché noi di sparare ormai non ne abbiamo più bisogno, un tredicenne qui non è mai condannato all'ergastolo e  la libertà di stampa ( tralasciando il DDL 1611*) è un diritto accessibile e costituzionalmente garantito. E se non  teniamo conto di tutto questo, come sempre d'altronde facciamo, allora non saremo mai capaci di creare una società migliore. Se non ci smuoviamo e non smettiamo di limtarci unicamente a rabbiose critiche ed insensate astensioni,  saremmo per  sempre ridotti come siamo adesso, così, a metà strada, divisi fra coloro che troppo urlano e poco sentono, e fra chi invece sente fin troppo, ma non ha voce per farsi sentire.

Grazie per aver letto. Spero vi abbia trasmesso qualcosa.

Idea.

* Per informazioni su "DDL 1611 Intercettazioni" si consiglia di consultare il seguente link:  http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Ddliter/33809.htm "

2 commenti:

  1. Illuminante discorso, quante cose dei mondi altrui ignoriamo, quante ne ignoravo io.
    Sono rimasta affascinata da queste tue parole "Perché è VERAMENTE importante che tutte queste persone continuino ad alzare lo sguardo al cielo nella speranza di giorni migliori, nella consapevolezza di stare realizzando un grande risultato che tutto quanto il mondo già libero dovrebbe tenre da conto".
    E' proprio l'essenza di tutto, del tuo testo, della vita intera. E come ben dici il mondo già in libertà (se per libertà si intende quello che c'è) dovrebbe capire che è fortunato. Ha la possibilità di essere ciò che vuole, ciò che è.
    Come sempre mi stupisci con le tue fantastice parole e la capacità di inserirle, una dopo l'altra, in un fantastico discorso.
    Caro Idea, a me ha trasmesso tantissimo tutto quello che hai scritto, mi ha trasmesso la forza che sta in te e che sta in molti di andare al di là di ciò che i media narrano.
    Grazie perchè fai capire che è importante ragionare, su quello che si ha e su quello che diamo per scontato che gli altri abbiano.
    Grazie per avermi fatto scoprire cose che non sapevo.

    Affettuosamente,


    ;SignorinaPrimavolta

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  2. un passo alla volta... una piccola vittoria per il Sudan... Grazie del tuo articolo idea!

    Yune

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