Indipendente(mente)

Ok, eccoci qui.
Questo è il nostro inizio.
Questo è il nostro spazio.
Questa è la nostra piccola libertà.
Un saluto a tutti. Grazie per aver trovato qualche minuto del vostro tempo per. . .fare qualcosa di diverso. Per partecipare, per sostenerci.
In questi tempi un pò balenghi troviamo di fondamentale importanza avere uno spazio totalmente libero per comunicare fra giovani, per esprimere pareri e idee, per imparare a confrontarsi nel rispetto reciproco e sviluppare quello spirito critico e quello sguardo attento che troppo spesso vengono a mancare in chi dovrebbe educarci alla vita. Dimostriamo di sapere cosa vogliamo, senza una direzione precisa (no, non è necessaria) ma con la voglia di fare un pò di strada insieme.
Se il mondo non ci da abbastanza spazio noi ce lo prendiamo. E quale mezzo migliore se non la scrittura, lo sfogo delle parole, l'uscita diretta dei nostri pensieri.
Ma niente retorica e poeteggiamenti, passiamo ai fatti.
Chiunque voglia pubblicare un post (intervista, poesia, testo di prosa, recensione ecc...) non esiti!
Basta inviarlo all'indirizzo e-mail: redazione.indipendentemente@gmail.com
e noi lo pubblicheremo entro breve, non per operare censura o revisioni quanto per una questione di sicurezza.
Se qualcuno fosse interessato a far parte della Redazione non esiti a scriverci; l'impegno richiesto (anche in quantità di ore) è minimo, basta avere tanta voglia di fare e tanto entusiasmo!
I commenti sono liberi e, salvo in caso di violazioni ben precise del codice di comportamento del blog, non verranno mai cancellati senza un valido motivo.
Questo spazio è un continuo work-in-progress, non lamentatevi se qualcosa non va, dateci una mano a migliorarlo ;-)
Le più grandi rivoluzioni culturali sono partite da questo: persone che sentivano il bisogno di parlare, di commentare la variegata realtà del mondo circostante, di essere protagonisti di qualcosa.
Siamo a una svolta. Siamo un'alternativa affermativa.
No, non siamo così profondamente megalomani da credere che un blog cambi il mondo, ma non sta forse nella forza della scintilla la grandezza del cambiamento?
Un saluto a tutti, seguiteci e partecipate attivamente!
La Direzione (o Redazione? o Concibolo di matti? o Regime totalitario? . . .oh insomma, Tutti noi!)

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lunedì 21 febbraio 2011

Schiacciati.

Questo articolo parlerà dei diritti deli omosessuali, bisessuali e transgender prendendo pieno spunto dalle testimonianze raccolte nel libro "speack truth to power, coraggio senza confini" che potrete trovare a scuola (almeno sono sicura che al Gobetti pedagogico lo potete trovare) e dal sito del seguente fascicolo di cui lascerò il link in fondo al post.
So benissimo che questo non è un argomento divertente o spassoso ma è una realtà di cui dobbiamo prendere coscienza e chiedersi se io come singolo nella mia singola realtà quotidiana fatta di più o meno normalità e di più o meno difficoltà rispetto i diritti di ogni singola persona che incontro. Bene, iniziamo.

L'omosessualità rimane illegale in circa 70 paesi, in questi paesi le pene variano dalla reclusione di pochi mesi all'ergastolo. Milioni di omosessuali e transgender sono costretti dalla società a sentirsi diversi negativamente, anormali, vedersi emarginati e non accettati come persone. Sono costretti a nascondersi e a vivere in un senso continuo di colpa a casa dei pregiudizi e degli stereotipi che vivono nella società da tempo immemore (basti pensare al fatto che dire "frocio" a un ragazzo è un insulto, o credere che tutte le ragazze che giocano a calcio siano lesbiche o se un ragazzo ama la danza è gay.)
Patria Jiménez, nel 1998, è stata eletta al Congresso Messicano, il primo membro che ha ammesso pubblicamente di essere omosessuale. Nona figlia di una famiglia di cattolici conservatori, è riuscita a sconfiggere i pregiudizi di quella famiglia per poi combattere il bigottismo dilagante della società. Si occupa della violenza omofobica, delle violazioni dei diritti fondamentali, della sessualità e dell’educazione sessuale, della diffusione culturale e dell’informazione sull’AIDS e altre malattie sessualmente trasmesse. È inoltre leader nelle iniziative contro le violenze domestiche e una sostenitrice dei negoziati di pace con gli Zapatisti in Chiapas. Come membro dell’assemblea legislativa messicana, la Jiménez è portavoce dei diversi, dei poveri e di coloro che altrimenti non potrebbero esprimersi in Messico. Tra il 1991 e il 1993, in Messico, sono stati uccisi venticinque uomini gay, la maggior parte appartenenti alla comunità di travestiti del Chiapas. Jiménez, avvocato implacabile, ha costretto la polizia a riaprire le indagini.
Patria nell'intervista al "speak truth to power" racconta la situazione in Messico che ha vissuto e che vive ancora e dice "Sono un’attivista lesbica da vent’anni e penso che non sentirsi in colpa, non dover chiedere il permesso di vivere senza nascondersi, sia una grande liberazione. Ma è anche vero che le riunioni femministe e gli incontri con gruppi di donne che riflettevano su tutto - i ruoli sessuali, la divisione del lavoro, la violenza - mi hanno dato una grande forza. Ho imparato che non si può discriminare in base a una condizione umana. Non si può pretendere che un cinese abbia gli occhi tondi, o chiedere a un altro di cambiare colore della pelle e nemmeno a un omosessuale di diventare eterosessuale. Ma nella mia cultura questa realtà spesso non viene riconosciuta." Spiega il suo intervento alla ricerca di aiutare gli omosessuali del suo paese ad avere più diritti e a non sentirsi vittime. Continua dicendo che il timore dell'omosessualità e di esserlo nasce in famiglia spesso "Quando in famiglia si parlava di omosessuali tutto prendeva una luce negativa. E questo, ovviamente, ti porta a reprimere anche solo l’idea di poter essere omosessuale" ma lei non si è nascosta "nell'armadio" (parole sue) ma ha affrontato la realtà: ha lasciato la sua famiglia e si è lanciata in piazza a esprimere i suoi pensieri "Durante la mia prima manifestazione ho attaccato uno striscione sui muri dell’Ambasciata Iraniana, perché uccidevano le donne che volevano togliersi il velo. C’era scritto in grande: “Lesbiche Messicane Contro l’Assassinio delle Donne Iraniane.” La gente passava e leggeva, poi tornava indietro a rileggere, non credeva ai suoi occhi. ". Patria continua dichiarando che secondo lei è importante far parte di un associazione per potersi esprimere davvero con la propria identità di lesbiche, gay o bisessuali. In Italia la situazione non è repressa come in Messico o in altre zone del mondo ma non si può negare che esiste ancora una grande omofobia e una continua derisione degli omosessuali, molti adolescenti non riescono a vivere felicemente la propria sessualità a causa della famiglia e/o della società e nella scuola, a parer mio, l'argomento non è affrontato a sufficienza. Non è permesso ai ragazzi di confrontarsi con questa realtà, di spiegargli che non è né una malattia né una colpa né una punizione e né tanto meno una moda. Sì ho detto moda perchè ultimamente vedo la moda di dichiararsi bisessuali perchè "lo fanno tutti" o "per provare". Ci sono milioni di ragazzi e ragazze che soffrono e devono combattere per il loro amore, per poter amare liberamente chi vogliono, per sentirsi liberi di essere chi si sentono di essere e poi dall'altra parte (e nemmeno tanto lontani da loro) ci sono dei ragazzini che giocano su queste cose infangando i loro diritti ancora di più di quelli che quando vedono passare un ragazzo gay mano per la mano con il proprio ragazzo lo chiamano frocio o se una ragazza bacia la propria fidanzata sulle labbra si sente dire "anormale, contro natura, vergognati" o ancora peggio da persone adulte di chiesa che dovrebbe celebrare l'amore in ogni sua forma, noi siamo costretti a leggere che "l'omosessualità deve essere affrontata come una patologia e curata con la psicoterapia" e che è "un problema che si risolve se la psicoterapia viene affrontata nella prima adolescenza". (Per la cronaca tali affermazioni sono state pronunciate da Mons.Paolo Rigon) Come se gli omosex fossero dei malati mentali. In America (e  non solo) vengono compiute atrocità, le così dette "Terapie Riparative" in cui sottopongono i ragazzi omosex a dei veri tormenti, come dei lavaggi del cervello.

http://www.rfkennedyeurope.org/it/progetti/speak-truth-to-power/defenders/rfk/europe/patria-jimenez.html

Scritto da Yune

1 commento:

  1. Il problema principale sono probabilmente le istanze educative che a tutti noi vengono imposte fin dalle prima fasi dell'infanzia. Veniamo da subito indirizzati verso una visone unilaterale del mondo, ricoperta di luoghi comuni e schemi mentali predefiniti, dovuta soprattutto ad un bombardamento mediatico talmente massiccio da risultare corrosivo e capace soltanto di sigillare totalmente la crescita della parte critica di noi stessi, quella che ci permette di giudicare il mondo come NOI stessi decidiamo. Eppure sarebbe così bello se tutti quanti potessimo veramente esprimere ciò che siamo, senza preconcetti e filtri di circostanza. Sarebbe così bello se non esistessero le stupide preconfenzioni del maschile e del femminile, dell'opinabile e del non opinabile, del creanzato e dello screanzato...Sarebbe bello sì, e anche in questo campo è giusto pronunciarsi per realizzarlo, credo.

    Scusa se ho scritto male ma ho una certa fretta.
    Questo articolo è veramente bello sì sìsìsìsìs.

    Saluti.
    Idea.

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