Indipendente(mente)

Ok, eccoci qui.
Questo è il nostro inizio.
Questo è il nostro spazio.
Questa è la nostra piccola libertà.
Un saluto a tutti. Grazie per aver trovato qualche minuto del vostro tempo per. . .fare qualcosa di diverso. Per partecipare, per sostenerci.
In questi tempi un pò balenghi troviamo di fondamentale importanza avere uno spazio totalmente libero per comunicare fra giovani, per esprimere pareri e idee, per imparare a confrontarsi nel rispetto reciproco e sviluppare quello spirito critico e quello sguardo attento che troppo spesso vengono a mancare in chi dovrebbe educarci alla vita. Dimostriamo di sapere cosa vogliamo, senza una direzione precisa (no, non è necessaria) ma con la voglia di fare un pò di strada insieme.
Se il mondo non ci da abbastanza spazio noi ce lo prendiamo. E quale mezzo migliore se non la scrittura, lo sfogo delle parole, l'uscita diretta dei nostri pensieri.
Ma niente retorica e poeteggiamenti, passiamo ai fatti.
Chiunque voglia pubblicare un post (intervista, poesia, testo di prosa, recensione ecc...) non esiti!
Basta inviarlo all'indirizzo e-mail: redazione.indipendentemente@gmail.com
e noi lo pubblicheremo entro breve, non per operare censura o revisioni quanto per una questione di sicurezza.
Se qualcuno fosse interessato a far parte della Redazione non esiti a scriverci; l'impegno richiesto (anche in quantità di ore) è minimo, basta avere tanta voglia di fare e tanto entusiasmo!
I commenti sono liberi e, salvo in caso di violazioni ben precise del codice di comportamento del blog, non verranno mai cancellati senza un valido motivo.
Questo spazio è un continuo work-in-progress, non lamentatevi se qualcosa non va, dateci una mano a migliorarlo ;-)
Le più grandi rivoluzioni culturali sono partite da questo: persone che sentivano il bisogno di parlare, di commentare la variegata realtà del mondo circostante, di essere protagonisti di qualcosa.
Siamo a una svolta. Siamo un'alternativa affermativa.
No, non siamo così profondamente megalomani da credere che un blog cambi il mondo, ma non sta forse nella forza della scintilla la grandezza del cambiamento?
Un saluto a tutti, seguiteci e partecipate attivamente!
La Direzione (o Redazione? o Concibolo di matti? o Regime totalitario? . . .oh insomma, Tutti noi!)

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mercoledì 30 marzo 2011

I problemi alimentari

I problemi alimentari nella nostra epoca sono assai diffusi, come insegna la campagna di Oliviero Toscani contro la anoressia raffigurante Isabelle Caro, il progetto Itaca che si occupa di tali problematiche, tutto ciò porta alla riflessione basata sull'apparire rispetto all'essere, anche se esistono casi di ripresa come Crystal Renn ex anoressica e modella taglia 46 tra le più pagate al mondo e il brand Elena Mirò ideato da Elena Miroglio. Da poco più di due settimane è mancata Giulia Tavilla, la studentessa genovese del liceo D'Oria, stroncata dalla bulimia; malattia che si era impadronita di lei da ben cinque anni e che alla fine con tutte le carenze alimentari di cibi che contengono elementi come ferro e potassio, l'ha uccisa. Ma chi era Giulia? Sul Secolo XIX vediamo soltanto una ragazza bionda bella e invidiabile. Ecco perchè, Filippo 17 anni, suo amico, quasi un fratello per lei, ci racconta qualcosa in più.

D: Da quanto la conoscevi?
R:Ci siamo conosciuti all'inizio della prima superiore, era il periodo delle prime uscite da fidanzatini, ci baciavamo nei bagni di nascosto, perchè i suoi amici avevano minacciato dipicchiarmi. Con il tempo capimmo che la nostra strada era quella dell'amicizia


D:Quando ti ha parlato del suo problema?
R:Iniziata la nostra amicizia due o tre mesi dopo mi confidò il suo problema, che era appunto la bulimia


D:Ti ha mai raccontato com'era prima di ammalarsi?
R:Prima di ammalarsi mi raccontava che era una ragazzetta in carne, che non si piaceva, aveva iniziato per questo motivo, ma anche ultimamente, pur essendo una bellissima ragazza si
guardava allo specchio e diceva che era brutta, grassa, cose assolutamente non vere.


D:Che rapporto avevi con lei?
R: Era amore puro. Avevo dedicato a lei una parte del mio cuore, come lei penso a me. Un po' di tempo fa mi scrisse un sms:” Hai presente quando ti prende talmente male che vorresti piangere
ma non ci riesci? Quando cerchi di pensare che non è come sembra, che tutto è un sogno e che
presto ti sveglierai, ecco ci sono quei momenti in cui ti senti di esplodere ma il tappo è troppo
stretto e non riuscendoci ti metti a bestemmiare contro tutto e tutti, sperando che questo
incredibile scazzo prima o poi passerà, poi proprio nel culmine della tua ira pensi all'unica cosa
in grado di farti tornare il sorriso e di colpo ti calmi, ti senti meglio, grazie perchè sei quell'unico
lieto pensiero in grado di confortarmi. Ti amo.” Questo era il nostro rapporto.


D:Come viveva la quotidianità?
R:Con gli altri molto bene, non mostrava il suo problema, lei non usciva di casa se non era
perfetta:truccata, pettinata, vestita bene, tutta abbinata, era così.

D:Aveva la volontà di guarire?
R:Non l'aveva molto,interiormente era una persona debole che aveva bisogno di un aiuto costante
che abbiamo cercato tutti di darle ma purtroppo non è bastato.


D:Parecchi ragazze, ma anche ragazzi soffrono di questi problemi, che ne pensi in proposito?
R:Secondo me viene portata anche tanto dal bullismo,magari uno scherzo, una presa in giro
riguardo il fisico non tutte le persone hanno un carattere abbastanza forte per sopportare una
pressione del genere e entrano in questo brutto tunnel in cui è davvero difficile uscirne


Autore : Federica M.

lunedì 28 marzo 2011

Pensieri e forme.

Utilizzo la canzone dei "La Fame di Camilla" per dare un titolo a questo bizzarro post.
Si boh, ho solo bisogno di scrivere, forse nulla, forse tutto.

Sabato leggevo uno dei miei manga preferiti, "Piece" di H. Ashihara, e sono rimasta molto colpita da una frase di questo quarto volume di una storia fantastica, ricca di colpi di scena e mille cambiamenti interiori.
La protagonista, Mizuho Suga, nel corso della storia si trasforma ma rimane sempre una ragazza molto chiusa, quasi incapace di esprimere sentimenti (certo per ora è così, ma mi aspetto di tutto da Ashihara).
Verso la fine del volume, lei è insieme a due ragazzi suoi amici e uno dei due, vedendola affranta dalla situazione creatasi nelle pagine precedenti le spiega come ogni persona è diversa, come ognuno ha un suo modo di interpretare le cose e di mostrarle al mondo. C'è chi dipinge, chi suona e chi invece preferisce tenersi tutto dentro, c'è chi fa lo spaccone e chi si isola per difendersi. Spiega che secondo lui ci sono molte persone incapaci di dialogare, persone che non riescono a esprimersi bene a parole e che quindi cercano forme alternative di comunicazione nel tentativo di esprimere qualcosa.
Dice testuali parole che riassumono meravigliosamente il suo discorso: Il loro, in realtà, è un SOS indiretto. "Hey, sono qui! Non riesco a dirlo con le parole , quindi, vi prego! Accorgetevi di me!" E' una richiesta di attenzione semi involontaria. [...] Chiunque desidera un contatto con gli altri, tutti cerchiamo di comunicare qualcosa. Secondo me è solo che il messaggio di alcune persone è molto difficile da capire.
Eh si cavolo, non tutti siamo uguali, non tutti la pensiamo allo stesso modo e non tutti comunichiamo in egual maniera, però egoisticamente pretendiamo che gli altri, anche dietro un sorriso, scorgano la nostra tristezza, il nostro disagio.
In sociologia ho studiato che "l'uomo è un animale sociale", ed è vero! Come dice il ragazzo in "Piece", lui smetterebbe di produrre quadri se nessuno venisse ad ammirarli. Io stessa smetterei di scrivere su questo stesso blog se nessuno venisse a sbirciare ogni tanto o se nessuno venisse a commentare un mio post (anche se siamo sempre i soliti)!
Noi tutti facciamo qualcosa per avere il consenso della gente, la loro ammirazione e farci stimare da loro. Ok, ci sono anche produzioni private, come ad esempio un "diario", di quelli che si scrivono la sera nei quali si dice tutto, le perversioni, ogni emozioni, cose di cui ci vergognamo. E non è il diarietto di una bambina, è il diario di un adolescente, un ragazzo (o una ragazza) che sta vivendo un periodo terribilmente bello e terribilmente sofferente. E quel "diario" è un attimo di solitudine, una specie di esame di coscienza, un momento nel quale si può ragionare senza paura di essere giudicati.
Io sono una persona molto timida e insicura, ma chi mi conosce mi vede come una persona intraprendente. Non so come io sia venuta su così, so solo che a me piace essere conosciuta, e lo ammetto. Amo che la gente mi fermi per strada per salutarmi e chiedermi come sto, perchè vuol dire che hanno un pizzico di stima per me. Amo quando le mie compagne di classe mi chiedono aiuto domandandomi di risolvere dubbi scolastici, perchè vuol dire che mi considerano intelligente. Adoro quando mi prendono come punto di riferimento come rappresentante (anche se so che mi capita rare volte). In breve io amo essere stimata e conosciuta e per questo motivo ho sempre messo da parte la timidezza e mi sono fatta avanti schierando le mie idee fiera come un giocatore che mostra la scala reale a poker.
 Per concludere vorrei che capiste come ognuno di noi è opposto e uguale all'altro, specie tra coetanei. Tutti soffriamo per amore, piangiamo per un brutto voto a scuola, ci logoriamo per le delusioni subite e tutti stiamo male; ma ognuno di noi si esprime diversamente. Quindi in questo mondo superficiale almeno voi che avete avuto la pazienza di arrivare fino qui, andate oltre all'estetica. NON siamo solo corpo! Siamo anima, idee, cuore, passioni! Siamo un miscuglio di cose e il fisico è forse la cosa meno importante.
Andate oltre a quello che ci propina la TV, youporn, Chi e altri mille altri luoghi che ci fanno fermare all'estetica. Andate oltre la moda, come cantano i Punkreas "il sistema della moda vuol convincerti a pensar che il tuo corpo è solo un oggetto da vestir!". Noi però siamo esseri pensanti, e usiamola sta benedetta mente!

Un saluto ,
;SignorinaPrimavolta.


Se vi interessa saperne di più sui La Fame di Camilla passate qui : http://www.lafamedicamilla.com/ e guardate i loro video su youtube.
Se invece siete interessati al manga di Ashihara, Piece, cliccate qui : http://www.shoujo-love.net/index.php?option=com_content&view=article&id=2710:piece&catid=39:p&Itemid=18 e se vi interessa da Comics Corner, fumetteria in centro (http://www.qype.it/place/794533-comics-corner-Genova) il numero uno è in offerta:)
Se volete maggiori informazioni sui Punkreas : http://it.wikipedia.org/wiki/Punkreas .
La loro canzone che ho citato è "La grande danza", vi invito ad acoltarla.

Ok tra tutti questi link vi abbandono, un mega abbraccio :3
;SignorinaPrimavolta

venerdì 25 marzo 2011

10 motivi per cui vale la pena vivere

Ok, questo potrebbe sembrare un post poco serio. In realtà mi è venuta un'illuminazione mentre leggevo il libro di Saviano "Vieni via con me" e la lista che egli ha redatto (quanto amo le liste, manna dal cielo per i disordinati caotici come me!) "Dieci motivi per cui vale la pena vivere". Mi ha sinceramente commossa.
Ecco il mio appello, per conoscerci un pò meglio, per sorridere insieme...Avete voglia di scrivermi i 10 motivi per cui vale la pena vivere secondo voi? Io ci ho pensato a lungo, lunghissimo, ed ecco la mia lista:

1- Mia nonna che ride fino alle lacrime per una battuta sconcia e le vengono le rughe, quelle belle
2- Andare sul Monte Fasce alle 4 del mattino, con delle belle persone, e arrampicarsi su un colle per vedere il sole che sorge mentre dalla macchina aperta esce a tutto volume "Nuvole Bianche" di Einaudi
3- Fare l'amore in una spiaggia deserta, al tramonto, e sentire di amare davvero
4- Il libro della propria vita, innamorarsi di un personaggio, leggere fino ad avere gli occhi gonfi
5- Guardare di notte il finale di Skins e ritrovarsi a piangere come una scema mentre le sigarette finiscono e resta la sensazione di essere immortali
6- Immaginare viaggi in giro per il mondo, crescere e farli...con gli amici, quelli con la A maiuscola
7- Le lasagne al pesto che mia madre cucina per il mio compleanno, mia sorella che mi lascia l'ultimo pezzo
8- Le immagini della caduta del Muro di Berlino, sognare di esserci stata, sentirlo nello stomaco
9- Ritrovarsi nel cuore della notte con i finestrini abbassati e un tasso alcolico considerevole, sfrecciare in autostrada e cantare a squarciagola una canzone che fa commuovere, girarsi e vedere che colei che guida sta facendo la stessa cosa, amarla
10- Porsi degli obiettivi. Aggrapparcisi con i denti. E farcela, sputando sangue, ma farcela. Salire su un palco e sentirsi a casa. Un applauso a scena aperta. Accettare un 9 o un 3 con lo stesso sorriso. Sorridere. I bambini con cui lavoro quando mi abbriacciano mentre stanno piangendo. Scrivere una poesia in riva al mare. Scoprire i miti del fuoco delle religioni mistiche africane. Sentire una bellza canzone nelle cuffie camminando sotto la pioggia. Riguardare le foto di tanti anni prima, provare nostalgia bella. Andare dalla parrucchiera e uscire perfetta. Far ridere i bambini in ospedale travestita da clown. I post-it sul frigo. Vivere una settimana con il proprio migliore amico. Ordinare dal cinese il venerdì sera. Fare i biscotti. Baciare uno sconosciuto bellissimo che non rivedrai mai più. L'assenzio verde. Le ciabatte pelose a forma di mucca. Provare un vestito che mi sta davvero bene. Indignarmi per ciò che non va nel mondo, urlare per farlo cambiare. Leggere il giornale la domenica quando piove, bevendo una tisana. Pogare ai concerti nei centri sociali. Le citazioni dei bei film. Svegliarmi felice.


Ok, ho imbrogliato. Il punto 10 è una truffa. Ma siamo in Italia... La verità è che ci sono troppe cose. Troppe cose per cui vale la pena vivere. Ed è giusto così.
Prolissamente felice, NonnaPapera
[Musica consigliata nel listaggio: Welcome home dei Radical Face]

giovedì 24 marzo 2011

Tu non ci sei

Terribile la mancanza,

uggiose le giornate.
Nessun sorriso sul tuo volto,
orribile la distanza,
non ci penso, me ne vanto.
Ci condanna la tristezza,
intanto tu non mi sei accanto.
Salvami, ti prego
e liberami dal pianto.
Inizia quel sogno, per poi toccare il cielo.

Melina

mercoledì 23 marzo 2011

Non fatevi influenzare!

Anno 2011, XXI secolo, nella piccola stanza gialla di una ragazza qualunque si forma una piccola nuvola di pensiero riguardante l'individualità e la personalità che nel tempo, moda dopo moda, sta scarseggiando soprattutto fra i giovani.
Si, è così. I ragazzi di questa generazione, nella quale controvoglia faccio parte anche io, non pensano praticamente più! Ma perchè? Perchè io mi chiedo!!
Non ragionano più perchè NESSUNO dà loro la possibilità di farlo; sono pochi o meglio pochissimi i professori che mettono davanti ad un ragazzo un testo da analizzare, un articolo di giornale su cui discutere, sono pochi i programmi d'informazione e di attualità in tv che non ti portano al suicidio parlando solo di catastrofi.
Ed è ovvio che una generazione che ha tutti i confort possibili e immaginabili, che crea ascensori, scale mobili, macchine del pane, cellulari , ecc, non si metterà a fare lo sforzo di crearsi un momento nella giornata nel quale si informerà.
Io generalizzo, lo so, e sbaglio. Ma a me basta vedere la mia classe e subito mi viene da generalizzare: siamo 26 persone, io tutte le mattine compro La Stampa e spesso "scrocco" un city all' "omino del city" e le mie compagne non mi chiedono MAI di poter sfogliare il quotidiano. Qualche volta si fanno prestare il city e io mi felicito della cosa, ma presto vengo a sapere che a loro interessava solo l'oroscopo. Ah, sono la solita sognatrice.
A me non frega tanto del fatto che loro leggano, si informini, perchè sono mie compagne di classe (figuriamoci) , ma perchè la non informazione porta al farsi facilmente fregare dalla gente.
Faccio un esempio stupido: tutti sappiamo che 5x4 fa venti, ma se non lo sapessimo e noi andassimo al mercato e ci fosse da fare questo calcolo e noi lasciassimo la moltiplicazione al venditore, verremmo siccuramente truffati.
Ok è un esempio banale, ma arriva al nocciolo della questione facendomi concludere il discorso.
L'informazione è l'unica cosa che ci rende liberi! Non è il poter avere capelli blu o gialli, poter scrivere quello che vogliamo dove vogliamo che rende un cittadino libero.
La nostra LIBERTA' sta nel fatto che noi possiamo informarci, che possiamo sapere quello che vogliamo in parecchi modi.
Quindi io vi invito ogni mattina a spendere 1 euro e 20 per il giornale e rinunciare alla colazione al bar.
Io lo faccio, ogni mattina da un mese e mezzo; lo faccio perchè ho capito che il corpo puoi nutrirlo tutta la vita, la mente è meglio saziarla finche è buona e giovane.

Spero di non essere stata la solita scassaballe, ma io ci tengo al futuro, al mio e al vostro. Si anche al vostro perchè voi, assieme a me siete la generazione del futuro, siete quello che diverrà il mondo e io voglio che il nosstro pianeta sia popolato da cervelli e non da protuberanze sessuali femmini e maschili.


Au revoir,

;SignorinaPrimavolta.

Piero Gobetti. Pochi sanno, e allora informiamo :)

La nostra scuola porta il nome di Piero Gobetti, e questo lo sanno tutti.
Ma qualcuno si è mai posto a domanda di chi era quest'uomo? E se l'avete fatto vi siete informati?
Qualcuno magari si, ma altri no, e quindi è bene render nota la sua storia. So che è lungo da leggere, ma ne vale la pena: l'informazione rende libero l'uomo.

Gobetti nasce a Torino il 19 giugno del 1901 da Giovanni Battista e Angela Canuto e fu giornalista,politico e antifascista italiano.
I genitori avevano aperto a Torino una drogheria nella centrale via XX Settembre e la loro attivita e la forza che essi mettevano nel lavoro che svolgevano furono di grande ispirazione per il giovane Gobetti.
Nel 1916 ebbe per professore d'italiano Umberto Cosmo (critico letterario che studiò profondamente Dante e le sue opere. Antifascista, fu inviato al confino e privato dell'insegnamento.) e per insegnante di filosofia Balbino Giuliano (politico e storico italiano laureato in lettere e filosofia) che collabora alla rivista «L'Unità» di Gaetano Salvemini. Questi gli ispira quei sentimenti di patriottismo e di interventismo democratico che sono propri del Salvemini e spingono Gobetti ad anticipare di un anno l'esame di maturità, superato nell'estate del 1918, allo scopo di poter andare, libero da impegni, volontario alla guerra.
La guerra è ormai vinta quando Piero, in ottobre, s'iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza per seguirvi alcuni corsi di suo interesse: letteratura, arte, filosofia.
il 1º novembre 1918 esce il primo numero del quindicinale «Energie Nove», nel quale scrive di voler «portare una fresca onda di spiritualità nella gretta cultura di oggi [...] non c'è mai momento inopportuno per lavorare seriamente». Ispirata alle idee liberali di Einaudi, è vicina all'Unità di Salvemini, del quale riporta, nel secondo numero, l'aspra critica alla classe dirigente della politica italiana.
In aprile Gobetti sospende la pubblicazione della rivista per poter partecipare, a Firenze, al I Congresso degli Unitari, i sostenitori della rivista di Salvemini, della quale egli è fondatore e rappresentante del Gruppo torinese e potè così conoscere di persona l'intellettuale pugliese con grande entusiasmo.
Salvemini in quest'occasione fu talmente colpito da Gobetti che gli offrì la direzione de L'Unità, una proposta che il giovane torinese lascia cadere: non si sente pronto per tanto impegno.
Il 5 maggio riprese la pubblicazione di Energine Nove.
Ora in Gobetti vi è il segno di un'inquietudine nuova provocatagli dall'esperienza della Rivoluzione russa e dallo sviluppo del movimento operaio, molto attivo a Torino. Pubblica due numeri unici sul socialismo, conosce personalmente Gramsci, stimandolo e venendone apprezzato, del quale pubblica un articolo, studia il russo con la fidanzata Ada e in settembre scrive, criticando la politica sviluppata da d'Annunzio in forma di retorica, che «la politica oggi deve essere realizzata come forma di educazione. La simpatia che io provo per Trotzchi [sic] e Lenin sta nel fatto che essi in un certo modo sono riusciti a realizzare questo valore»
Il 12 febbraio 1920 la rivista Energie Nove cessa le pubblicazioni perchè, spiega Gobetti, sentiva bisogno di maggiore raccoglimento e pensava ad una elaborazione politica assolutamente nuova, le cui linee gli appartenessero di fatto nel settembre al tempo dell'occupazione delle fabbriche. In giugno si consuma anche il distacco con la Lega democratica degli amici di Salvemini.
 Gobetti seguì molto le rivoluzioni e gli sforzi degli operai quando ai primi di settembre le fabbriche della FIAT vennero occupate dalla classe operaia perchè a parer suo, questi lavoratori realmente costruivano un mondo nuovo.
Prese successivamente distanza dall'azione politica di Salvemini rimproverandogli di intendere l'azione politica soltanto come una questione di morale e di educazione: il suo «moralismo solenne, mentre costituisce il suo più intimo fascino, appare il segreto delle sue debolezze [...] La sua concezione razionalista si risolve in un'azione di illuminismo e di propagandismo, che può riuscire utile a una società di cultura, non a un partito».
Il suo avvicinamento alle posizioni dei giovani comunisti dell' Ordine Nuovo ha anche il concreto effetto di una collaborazione e dal gennaio del 1921 Gobetti diventa il critico teatrale della rivista. In luglio, a Torino, deve assolvere gli obblighi di leva.
Il 12 febbraio 1922 esce il primo numero della sua nuova rivista settimanale, La Rivoluzione Liberale: l'obiettivo, come indicato nell' Avviso ai lettori, è pur sempre quello di Energie Nove, ossia di formare una classe politica nuova ma, ora si aggiunge, che sia cosciente «delle esigenze sociali nascenti dalla partecipazione del popolo alla vita dello Stato». E poiché l' Unità di Salvemini ha cessato le pubblicazioni nel dicembre scorso, La Rivoluzione Liberale intende proseguire quegli «sforzi di riorganizzazione morale che nell' Unità si avvertirono». E nel Manifesto inaugurale espone il programma della rivista: «La Rivoluzione Liberale pone come base storica di giudizio una visione integrale e rigorosa del nostro Risorgimento; contro l'astrattismo dei demagoghi e dei falsi realisti esamina i problemi presenti nella loro genesi e nelle loro relazioni con gli elementi tradizionali della vita italiana; e inverando le formule empirico-tradizionaliste del liberismo classico all'inglese, afferma una coscienza moderna dello Stato».
Ada Prospero.
Favorito dall'inerzia e dalla complicità dei dirigenti «liberali» e della Casa reale, il fascismo procede alla conquista del potere e Gobetti non s'illude che con esso si possa venire a compromessi e lo si possa acquistare alla causa «democratica». Il 23 novembre scrive L'elogio della ghigliottina: bisogna sperare «che i tiranni siano tiranni, che la reazione sia reazione, che ci sia chi abbia il coraggio di levare la ghigliottina, che si mantengano le posizioni fino in fondo [...] Chiediamo le frustate, perché qualcuno si svegli, chiediamo il boia, perché si possa veder chiaro».
L'11 gennaio 1923 sposa Ada Prospero: vanno ad abitare nella sua casa natale di via XX Settembre 60, che diviene anche la sede della casa editrice che egli fonda, col suo nome, in aprile: la «Piero Gobetti Editore» pubblicherà, nei due anni della sua esistenza, 84 titoli.
Il 6 febbraio è arrestato perché sospetto di «appartenenza a gruppi sovversivi che complottano contro lo Stato»: rilasciato cinque giorni dopo, subisce un nuovo arresto il 29 maggio.
Nel maggio del 1924 Gobetti va a Parigi e poi a Palermo per incontrare alcuni amici conosciuti durante il recente viaggio di nozze. I suoi spostamenti sono seguiti dalla polizia italiana e il 1º giugno Mussolini telegrafa al prefetto di Torino Agostino d'Adamo: «Mi si riferisce che noto Gobetti sia stato recentemente a Parigi e che oggi sia in Sicilia. Prego informarmi e vigilare per rendere nuovamente difficile vita questo insulso oppositore di governo e fascismo». Il prefetto obbedisce e il 9 giugno Gobetti viene percosso, la sua abitazione perquisita e le sue carte sequestrate. Come scrive a Emilio Lussu, la polizia sospetta che egli intrattenga rapporti in Italia e all'estero per organizzare le forze antifasciste.
Il 23 dicembre 1924 Gobetti fonda una nuova rivista, Il Baretti, alla quale collaborano, tra gli altri, Augusto Monti, Natalino Sapegno, Benedetto Croce e Eugenio Montale, del quale Gobetti pubblica anche la raccolta di poesie Ossi di seppia tramite la casa «Piero Gobetti editore» (cosa che io ritengo molto bella).
Gobetti, che ora soffre anche di scompensi cardiaci, provocati o aggravati dalle violenze subite, pensa di lasciare l'Italia per proseguire in Francia l'attività editoriale. Il 28 dicembre nasce il figlio Paolo e il 6 febbraio 1926 Gobetti parte da solo per Parigi.
L'11 febbraio si ammala di una bronchite che aggrava i suoi problemi cardiaci: trasportato il giorno 13 in una clinica di Neuilly-sur-Seine, vi muore alla mezzanotte del 15 febbraio 1926. È sepolto nel cimitero parigino del Père Lachaise.




Mi sono aiutata con ilcaro Wikipedia ;)

;SignorinaPrimavolta

martedì 22 marzo 2011

Se solo fosse vero

"Quando hai trascorso una bella giornata,ti sei alzato presto per accompagnarmi a pescare,hai corso e hai lavorato nel roseto con Antoine,la sera sei stanco e alla fine,tu che odi andare a letto,sei felice di infilarti sotto le lenzuola per dormire.


Quelle sere non hai paura di addormentarti.

La vita è un po' come queste giornate.Poichè è cominciata presto,si è abbastanza tranquilli nel dirsi che un giorno si riposerà.Forse perchè con il tempo il corpo rende le cose meno facili.Tutto diventa più difficile e faticoso e allora l'idea di dormire per sempre non fa più paura come prima."


Questo è un breve passo del libro "Se solo fosse vero" ( dal quale è stato tratto l'ononimo film),in queste righe una mamma malata di cancro spiega al figlio di 7 anni che cos'è la morte.Per me queste parole uscite dalla penna di Marc Levy sono molto utili,aiutano a osservare la tanto temuta morte da un punto di vista totalmente diverso. La morte è sempre stata qualcosa di inaccettabile e sempre lo sarà, ci separa dalle persone a noi care,è una fine alla quale noi non possiamo associare un inizio. Dalle mie parole si potrà capire che non credo in Dio,ma questo sarebbe un discorso troppo lungo...

Ritornando al libro oggi,per la prima volta dopo anni,ho riflettuto che per alcuni malati la morte è davvero l'unica "salvezza";per tutte quelle persone che combattono battaglie perse contro malattie mortali può addirittura essere un sollievo. Io sfortunatamente ho visto questa situazione da vicino,ma questo frase mi ha fatto davvero capire lo stato d'animo di certe persone ed è per questo che la ritengo così importante da pubblicarla sul blog.

Lulli.